PRIME DELUSIONI

Ed eccomi qui dopo il pomeriggio di ieri e una mattinata tosta vi racconto di ieri com’è terminata la 3 giorni delle emozioni di Alessandro

Come vi avevo raccontato nelle storie Ale ha partecipato a questi 3 giorni sempre organizzati dalla parrocchia ma condotto dai ragazzi più giovani.

I bimbi divisi i 4 squadre con i colori delle emozioni nei 3 giorni hanno fatto varie attività e giochi e la sua squadra (arancione) è sempre stata prima in classifica e l’ultimo giorno (ieri) ci sarebbero stati gli ultimi giochi e le premiazioni, lui era emozionatissimo e sognava il trofeo per la sua squadra

Noi gli abbiamo detto che l’importante è giocare e divertirsi, poi se si vince ben venga, ma non è fondamentale

Ieri lo andiamo a prendere, e da lontano ho visto il suo sguardo triste, non ho fatto in tempo a dire nulla che è scoppiato in lacrime.

Era andata male.

Intorno a lui e a noi, tutti i suoi amici che si divertivano e ballavano con la musica a tutto volume e lui in lacrime.

Una volta a casa sconsolato ci ha spiegato che la squadra ha perso per colpa sua, non si dava pace.

L’abbiamo consolato e abbracciato, abbiamo capito il suo dispiacere e la sua mortificazione ma gli abbiamo anche spiegato che non si doveva sentire in colpa, che si vince e si perde, abbiamo cercato di non minimizzare ma nemmeno di enfatizzare.

Ci auguriamo di essere riusciti nel nostro intento

Vi aspetto nei commenti con le vostre preziose esperienze

6 pensieri riguardo “PRIME DELUSIONI

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  1. Imparare a perdere penso sia importantissimo, perché nella vita ci si trova per forza ad affrontare delusioni e frustrazioni. Purtroppo il carattere conta molto e ci si può fare poco. Mia figlia da piccola giocava a qualunque cosa solo per vincere e io mi arrabbiavo con mia madre che spesso nei giochi da tavolo la lasciava vincere. Ma per quanto abbia cercato negli anni di spiegarle che si gioca per il piacere di giocare, non per vincere, e che la sconfitta va accettata, è cresciuta con una quasi totale incapacità di affrontare le frustrazioni, che l’ha fatta soffrire molto. Anche gli educatori dovrebbero evitare di acuire la competitività dei bambini, spronandoli invece al piacere ludico e sano del gareggiare.

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